Banche e pasticci. L’omissione di chi non ricorda cos’è un investimento rischioso

8 AGO 20
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Al direttore - Non vince Marine, non vince Marion, a Salvini come presidente resta Maroòn.
Giuseppe De Filippi
Al direttore - Per farmi tornare il buonumore dopo l’imbarazzante spettacolo – già stroncato a dovere da più di un commentatore – che abbiamo dovuto sorbirci con cristiana mestizia in apertura del Giubileo, mi è venuta in soccorso la seguente battuta che circola in rete: “Pare che i primi a gridare ‘misericordia!’ siano stati Michelangelo Buonarroti e Lorenzo Bernini alla vista delle proiezioni, in mondovisione, sulla facciata di San Pietro. I santi del colonnato, per loro fortuna, guardavano per lo più verso il cielo”. Resta invece la domanda: c’era proprio bisogno di imbrattare la Basilica simbolo per eccellenza della cattolicità con una liturgia assolutamente fuori contesto rispetto all’evento giubilare, per di più intrisa di messaggi paganeggianti? O ce lo siamo dimenticati che il creato è per l’uomo e non l’uomo per il creato?
Luca Del Pozzo
Al direttore - Difficilmente si può negare che le banche siano state spesso gravemente negligenti nelle proposte di investimento che hanno fatto ai loro clienti, condotta che credo sia imputabile più che a dolo alla semplice (e colpevole) ignoranza di molti gestori e dirigenti. Lo stesso non si può dire dell’idea, frequentemente esposta da commentatori, che la decisione da parte di persone non facoltose di investire una parte cospicua dei loro risparmi in titoli altamente rischiosi possa essere stata solo frutto di inganno. Come è noto le persone meno riccamente dotate, o che hanno più urgente desiderio di un drastico miglioramento delle loro condizioni, sono spesso portate ad assumersi rischi molto elevati (si pensi al gioco d’azzardo). Tali comportamenti non sono necessariamente sintomo di irragionevolezza, in quanto la scelta di investimenti altamente rischiosi può essere perfettamente razionale per soggetti la cui funzione di utilità sia concava (e cioè curvata verso l’alto). La tendenza a imputare a colpa di qualcuno ogni cosa che va a finire male fa purtroppo parte di una cultura forcaiola che è divenuta dilagante.
Eugenio Somaini
Spesso il modo migliore per spiegare le cose difficili è raccontarle in maniera facile. Sulla vicenda delle banche popolari ci sono molte cose che si possono dire e molte omissioni che si possono segnalare. Ma chi, giustamente, racconta le omissioni della politica, delle banche e delle autorità di controllo non può non ricordarsi che omettere che un investimento a rischio è per sua natura non sicuro è a sua volta un’altra omissione, e anche piuttosto grave.
Al direttore - Al pazzeggio pettegolo del format della Leopolda, come lo chiama il direttore emerito, si sono precipitati in tanti. Qualcuno pur di esserci ha preso il Fecciarossa.
Gino Roca
Al direttore - Da leggere tutta d’un fiato l’intervista di Claudio Petruccioli su Italia Oggi dell’11 dicembre. Petruccioli, già dirigente di primo piano del Pci, direttore dell’Unità, presidente della Rai, qualcosina di politica e comunicazione capisce e quando parla pesa le parole. Per esempio alla domanda sul fallimento della rottamazione paventata da Matteo Richetti, dirigente del Pd, risponde, pressappoco con un “Richetti chi?”. Poi non si tira indietro sulla incapacità dei partiti nel governare i gruppi parlamentari (vedi voti per la Consulta) e senza tanti giri di parole parla del “ricatto” di Napolitano – che lui giudica benefico – quando subordina la sua rielezione al varo di altre riforme. Capito, benefico ricatto, ma pur sempre ricatto. Insomma una intervista che strappa quel velo di ipocrisia che sembra avvolgere la politica nel nostro paese, ipocrisia che ha i suoi sacerdoti, sempre parole di Petruccioli, negli editorialisti che “anziché formare l’opinione pubblica” stanno lì a contare quanti giorni mancano alla crisi di governo. Speriamo che al Nazareno qualcuno l’abbia messa in rassegna stampa, poi se la leggono e la capiscono è un’altra faccenda.
Valerio Gironi